martedì 25 settembre 2012
Edgar Lee Masters
Edgar Lee Masters è un poeta statunitense (Garnett, Kansas, 1869-Filadelfia 1950). Terminati gli studi al Knox College, aprì uno studio d'avvocato a Chicago. Iniziò a scrivere per diletto e tra i suoi primi lavori si ricordano A Book of Verses (1898) e il dramma Maximilian (1902). Nonostante lo scarso valore delle poesie iniziali, che si rifanno scopertamente a Keats, Shelley, superò l'insuccesso di critica chiudendosi in se stesso e procedendo alle successive pubblicazioni con uno pseudonimo. La lettura dell'Antologia Palatina diede impulso alla stesura della Spoon River Anthology (1915; Antologia di Spoon River) che segnò il pieno riconoscimento della sua poesia. L'opera propone in chiave moderna il metodo epigrammatico come successione di epitaffi attraverso i quali gli abitanti di una cittadina di provincia rivelano dall'oltretomba le loro vite segrete, le aspirazioni frustrate, i paradossi dell'esistenza. La raccolta, anche se una parte della critica ne ha ridimensionato la portata letteraria, resta un esempio di poesia “antilirica”, tesa alla rivalutazione del microcosmo provinciale e alla condanna dell'ipocrisia puritana. I contenuti furono ripresi da numerosi scrittori americani, tra cui Sherwood Anderson e Sinclair Lewis. Le susseguenti numerose raccolte poetiche di Masters – autore anche di una autobiografia, di alcuni romanzi, di biografie letterarie e opere polemiche – non aggiunsero molto alla sua fama.
Il mito americano
La crisi agraria che si abbattè specialmente sulle campagne meridionali, costrinse una massa di contadini ad abbandonare le loro terre. Attratti dal "mito americano" - terre vergini in abbondanza al sud, al nord una domanda industriale in rapida ascesa-, milioni di famiglie intrapresero il lungo viaggio dell'emigrazione trasoceanica. Nacquerò così tante little Italy, ovvero tante piccole Italie di ex contadini diventati barbieri, lustrascarpe, bottegai, operai, sarti, ristoratori, oppure di nuovo contadini.
Perchè è dunque un mito?
Perchè l'immagine che si aveva allora dell'America era quella di una terra ancora in via di sviluppo, una terra in cui si stava appena avviando il processo di industrializzazione e luogo in cui si sarebbe trovato lavoro: al Sud vi era grande abbondanza di terre vergini, mentre al Nord c'era una domanda industriale in rapida ascesa.
Cause della grande migrazione
Una delle cause fondamentali della grande migrazione è l'incredibile aumento demografico della popolazione che ha portato ad una scarsità di risorse. Questa pressione sulle risorse disponibili non colpiva in maniera omogenea tutto il continente, ma colpiva le aree dove i vantaggi dello sviluppo tardavano a manifestarsi e i gruppi sociali impoveriti dalle trasformazioni economiche.L'evento originario fu la grande carestia, seguito dunque da un'accentuazione della pressione demografica sulle risorse. La maggioranza degli emigranti era costituita da contadini, specialmente dell'Italia meridionale.
Ludwig Feuerbach: tra la sinistra Hegeliana e Marx
Ludwig Feuerbach può essere considerato il fondatore dell'ateismo filosofico ottocentesco. Tra i suoi più importanti scritti troviamo i Principi della filosofia dell'avvenire (1844), l'Essenza del Cristianesimo (1841) e l'Essenza della Religione (1845).
Il punto di partenza della filosofia di Feuerbach è la critica alla concezione idealistico religiosa dell'uomo e del mondo, secondo costui pertanto l'idealismo offre una visione rovesciata delle cose, in cui ciò che viene realmente prima (il concreto) figura come ciò che viene dopo e ciò che viene realmente dopo (l'astratto) figura come ciò che viene prima. Quindi il programma di Feuerbach prevede un'inversione radicale dei rapporti tra soggetto (l'essere) e predicato (il pensiero).
Applicando la propria filosofia materialistica alla religione, Feuerbach afferma che non è Dio (l'astratto) ad aver creato l'uomo (il concreto), ma è l'uomo ad aver creato Dio che in questi termini non è altro che la proiezione illusoria di alcune qualità umane, in particolare di quelle "perfezioni" caratteristiche della nostra specie. Perciò, secondo Feuerbach, c'è un rapporto inversamente proporzionale tra Uomo e Dio: più l'Uomo si trova in condizioni di benessere, più la divinità rispecchierà la sua immagine; se l'Uomo invece vive in condizioni di profondo disagio, la divinità sarà perfetta e irraggiungibile. Pertanto, il mistero della teologia non è che l'antropologia, ovvero la prima e indiretta conoscenza che l'Uomo ha di se stesso.
Feuerbach e sensibilità
La "Filosofia dell'Avvenire" ha la forma di un umanesimo naturalistico: umanesimo perchè fa dell'uomo l'oggetto e lo scopo del discorso filosofico; naturalistico perchè fa della natura la realtà primaria da cui tutto dipende, compreso l'uomo.
Il nucleo di questo umanesimo consiste nel considerare l'uomo come essere che vive, soffre, gioisce e che avverte una serie di bisogni dai quali si sente dipendente. Un essere che risulta condizionato dal corpo e dalla sensibilità.
La sensibilità in Feuerbach non si riduce ad un aspetto semplicemente conoscitivo, ma presenta una valenza pratica, come dimostra il suo legame con l'amore: l'amore è la passione che ha il potere di aprirci verso il mondo - l'io non può stare senza il tu, da ciò il comunismo filosofico di Feuerbach.
Il punto di partenza della filosofia di Feuerbach è la critica alla concezione idealistico religiosa dell'uomo e del mondo, secondo costui pertanto l'idealismo offre una visione rovesciata delle cose, in cui ciò che viene realmente prima (il concreto) figura come ciò che viene dopo e ciò che viene realmente dopo (l'astratto) figura come ciò che viene prima. Quindi il programma di Feuerbach prevede un'inversione radicale dei rapporti tra soggetto (l'essere) e predicato (il pensiero).
Applicando la propria filosofia materialistica alla religione, Feuerbach afferma che non è Dio (l'astratto) ad aver creato l'uomo (il concreto), ma è l'uomo ad aver creato Dio che in questi termini non è altro che la proiezione illusoria di alcune qualità umane, in particolare di quelle "perfezioni" caratteristiche della nostra specie. Perciò, secondo Feuerbach, c'è un rapporto inversamente proporzionale tra Uomo e Dio: più l'Uomo si trova in condizioni di benessere, più la divinità rispecchierà la sua immagine; se l'Uomo invece vive in condizioni di profondo disagio, la divinità sarà perfetta e irraggiungibile. Pertanto, il mistero della teologia non è che l'antropologia, ovvero la prima e indiretta conoscenza che l'Uomo ha di se stesso.
Feuerbach e sensibilità
La "Filosofia dell'Avvenire" ha la forma di un umanesimo naturalistico: umanesimo perchè fa dell'uomo l'oggetto e lo scopo del discorso filosofico; naturalistico perchè fa della natura la realtà primaria da cui tutto dipende, compreso l'uomo.
Il nucleo di questo umanesimo consiste nel considerare l'uomo come essere che vive, soffre, gioisce e che avverte una serie di bisogni dai quali si sente dipendente. Un essere che risulta condizionato dal corpo e dalla sensibilità.
La sensibilità in Feuerbach non si riduce ad un aspetto semplicemente conoscitivo, ma presenta una valenza pratica, come dimostra il suo legame con l'amore: l'amore è la passione che ha il potere di aprirci verso il mondo - l'io non può stare senza il tu, da ciò il comunismo filosofico di Feuerbach.
Iscriviti a:
Post (Atom)